28 | 08 | 2008
Il ritorno di Attila
13-08-2008 19:11

Pagina vista : 30

Giovedì 14 agosto,

alle ore 21,30

nella piazza principale di Ortona,

verrà proiettato il video

"Il ritorno di Attila".

 

Non mancate e fate passa parola tra i vostri amici.

 

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Ma a cosa sarebbero servite le royalties del centro oli?!
17-07-2008 22:22

Pagina vista : 91    

 

 

?!

 

  

Commenti (2)
 
VIAGGIO A FALCONARA
09-07-2008 20:08

Pagina vista : 72    

COLLEGATI A YOU TUBE PER GUARDARE IL VIDEO INTITOLATO:

"VIAGGIO A FALCONARA"

Riflettiamo.

 

 

Altri video sul centro oli

 (che non faremo costruire!)

ad Ortona.

 

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Petrolio, nuove concessioni per l'estrazione. Mobilitati comuni e parlamentari
05-07-2008 13:11

Pagina vista : 88    

 

Articolo tratto da www.primadanoi.it

 

PESCARA. Si è svolto nel pomeriggio di ieri al Comune di Pescara, un incontro organizzato dal comitato Natura Verde sull'insediamento del centro Olii in contrada Feudo a Ortona. Intanto a San Vito l'Arta effettua controlli dopo lo smantellamento delle piattaforme.

Link originale: http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=16126


All'incontro hanno partecipato il sindaco Luciano D'Alfonso, il senatore Giovanni Legnini, gli onorevoli Lanfranco Tenaglia, ministro dell'ambiente del "governo ombra", Vittoria D'Incecco, alcuni consiglieri regionali e i rappresentanti del Comitato Nino Di Bucchianico e Amedeo D'Addario, nonché politici e anche molti cittadini del comune di Tollo e associazioni ambientaliste.
L'incontro è nato dalla preoccupazione sollevata dal Comitato Natura Verde, a fronte della concessione, tre giorni fa, di 9 nuove autorizzazioni alla ricerca petrolifera ed estrazione da parte del Ministero entro appena 2.500 km quadrati a mare, cifre che fanno dell'Abruzzo la Regione a più alta concentrazione di pozzi di tutta la penisola.
Si è anche fatto il punto sulla situazione legata all'insediamento del Centro Olii, contro il quale si è ribadito un deciso no da parte dei convenuti e a mettere in cantiere iniziative parlamentari e regionali bipartisan, che uniranno centrosinistra e centrodestra in un unico fronte a tutela dell'ambiente e del territorio regionale.
L'onorevole Tenaglia si farà promotore dell'iniziativa parlamentare che vedrà coinvolto anche il centrodestra per bloccare le concessioni alla ricerca ed estrazione di sostanze petrolifere, al largo della costa teatina e pescarese ne sono state autorizzate ben 9 nelle ultime settimane. Si parla di un'interpellanza alla Camera e di iniziative che dovranno tradursi in azioni concrete.
Il senatore Legnini ha assicurato l'adesione a ogni tipo di iniziativa parlamentare, aprendo anche un'altra via, quella di verificare se ci sono spazi ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione per rafforzare i vincoli relativi alla ricerca di idrocarburi, nonché di verificare anche la possibilità di far decollare i due parchi della costa teatina e Torre di Cerrano già previsti dalla legge del 2001.
Sul fronte legislativo regionale, il consigliere del Pd Camillo D'Alessandro ha annunciato che sono al vaglio della seconda Commissione regionale il progetto le modifiche alla legge regionale che ha bloccato il centro Olii, modifiche che integreranno il testo del divieto di insediamenti alle sole attività petrolchimiche, petrolifere e nucleari, rendendo dunque libere le altre tipologie di attività, limite della legge attuale.
I comuni presenti, Pescara in primis, sosterranno in ogni modo le iniziative decise. Il sindaco D'Alfonso ha annunciato che d'intesa con la Regione, sottoscriverà una nota tecnica sulla situazione e sulle nuove concessioni e la invierà al Ministero per l'Ambiente.
I rappresentanti del Comitato hanno ribadito la propria disponibilità a supportare con ricerche, dati e documentazione, ogni tipo di azione che verrà intrapresa nei vari livelli istituzionali che si sono impegnati a fronte dell'incontro di oggi.
«Non si può far finta di niente od ignorare il problema», ha detto Nino Di Bucchianico del comitato di cittadini, «quando , secondo i dati del ministero dello sviluppo economico più del 35% del territorio abruzzese è interessato da presenti e future attività petrolifere , e trattare questi procedimenti alla stregua di rilascio di concessione edilizia di un box».
A breve sono previste nuove piattaforme sotto costa a 5,7 km dalla riva. I permessi di ricerca in mare sono stati accordati alla società Petroceltic, per un totale di circa 2600 km quadrati.
«Da Martinsicuro a Pescara , Francavilla fino a Vasto violeranno il nostro mare e la nostra costa», ha continuato Di Bucchianico.

I CONTROLLI DELL'ARTA NEI PRESSI DELLE EX PIATTAFORME DI SAN VITO

Sono scattati l'altro ieri i controlli dell'Arta nei pressi delle piattaforme di San Vito smantellate come da ordinanza. Nella zona sono visibili oggi solo tre pali che fuoriescono per alcuni metri dal pelo dell'acqua. La motonave Ermione in forze all'Arta si è recata nell'area di mare interdetta alla navigazione per motivi di sicurezza ed ha effettuato diversi prelievi.
«Ci siamo mossi in seguito alla richiesta formale della Provincia di Chieti», ha spiegato il direttore generale Arta Gaetano Basti, «ed anche perché l'opinione pubblica ha chiesto risposte certe sull'argomento».
Nella zona sono stati effettuati tre tipi di prelievi: quello della colonna d'acqua che mira a valutare la composizione dell'acqua marina nei pressi delle ex piattaforme; quello del fitoplancton per valutare la "vitalità" e dunque l'impatto della attività di estrazione; infine sono stati prelevati campioni di sabbia dal fondo dove sarebbero stati trovati contenuti limacciosi intorno al foro di estrazione.
I risultati dettagliati della analisi saranno disponibili tra qualche giorno ma sembra che non vi siano elementi di particolare allarme.
Pare che nella zona non siano stati trovati elementi che possano far pensare ad un inquinamento diffuso.
Si ricorderà come alcune settimane fa furono trovate ampie chiazze di catrame sulla spiaggia antistante le piattaforme, un fenomeno, si disse, assolutamente nuovo, che molti ambientalisti misero in relazione con le operazioni di estrazioni poco distanti.
Tuttavia sembra ci siano pochissime possibilità di scoprire con le analisi dell'Arta una relazione certa tra quei fenomeni e le piattaforme smantellate.
Potrebbe essere impossibile anche appurare se qualche cosa sia andato storto per esempio durante le operazione di trasbordo del greggio estratto.

05/07/2008 9.24

 

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Appuntamento per venerdì 4 luglio, ore 18, Pescara
02-07-2008 19:27

Pagina vista : 78    

Venerdì 4 luglio, alle ore 18,

presso al sala giunta del comune di Pescara

ci sarà una riunione con le autorità per discutere su

centro oli e petrolio in Abruzzo.

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Tratto dalla Gazzetta del 28 giugno 2008
28-06-2008 21:29

Pagina vista : 104    


Ma le royalties dove sono? Ma i benefici di un centro oli dove sono? Ma il costo inferiore del carburante dov'è? Ma la bolletta energetica meno salata c'è davvero? Leggiamo la Gazzetta del Mezzogiorno di oggi per avere quelle risposte sulle quali la classe politica abruzzese dovrebbe riflettere e trarre le dovute conclusioni e scelte. Sembra che l'editoriale e la prima pagina di questo giornale trattino sempre lo stesso argomento. Ci sarà un motivo?!
Linka qui per avere la versione leggibile:

Commenti (1)
 
Un nuovo NO al centro oli
20-06-2008 20:42

Pagina vista : 115    

 

  
Immagine tratta dal sito web del comune di Frisa  
Questa volta è il comune di Frisa a prendere posizione ed esplicitare la propria valutazione negativa sulla realizzazione di un centro oli in una zona a forte vocazione vinicola e turistica. Viene spontaneo chiedersi se all'improvviso, tutta la provincia di Chieti sia impazzita, forse in preda ad un morbo contagioso o se forse, molto più semplicemente, sta maturando sempre più la consapevolezza che in questa proposta del centro oli, c'è davvero qualcosa che non va. Che davvero il rischio di una degradazione profonda e irreversibile del nostro territorio sia vicino e tangibile. Non sarebbe, quindi ora, che anche il comune di Ortona si rendesse conto del grave pericolo che stiamo correndo e, con serenità, ammetta di aver commesso un errore di valutazione su questa vicenda? A volte si può sbagliare. Ce lo dimenticheremo. Ma redimersi e farlo subito, perchè come dice il proverbio "Errare humanum est perseverare diabolicum"

 

Commenti (2)
 
Scientific American: il solare potrebbe fornire il 70% dell'energia negli USA
16-06-2008 22:08

Pagina vista : 92    



ROMA, - La possibilità di abbandonare il petrolio ed ottenere buona parte dell'energia elettrica dal Sole c'é, quello che manca è la volontà politica. Lo sostiene la rivista americana Scientific American, che ha elaborato un 'grande piano solare' con cui sarebbe teoricamente possibile produrre il 69% dell'energia elettrica di un grande paese come gli Usa soltanto utilizzando il Sole e a costi competitivi con quelli attuali. L'energia che arriva dal Sole in 40 minuti, scrive la rivista, sarebbe sufficiente a coprire il consumo globale per un anno. Convertendo solo il 2,5% di quella che colpisce gli stati del Southwest americano si coprirebbero i consumi statunitensi del 2006. Attualmente però dal solare gli Stati Uniti ricavano solo il 6% dell'energia. Il piano proposto da Scientific American prevede di ottenere almeno 3mila Gigawatts di energia da impianti fotovoltaici, da stoccare con la tecnica dell'aria compressa e da distribuire con un metodo totalmente nuovo di trasmissione.

L'obiettivo del 69%, che potrebbe essere addirittura maggiore se al fotovoltaico si accoppiassero le altre fonti rinnovabili, sarebbe raggiunto nel 2050 al prezzo di 400 miliardi di dollari, appena il doppio di quanto prevedeva di spendere la Casa Bianca per la guerra in Iraq. "Queste cifre sono scientificamente valide, ma rimarranno un buon auspicio se non ci sarà la volontà politica - spiega Carlo Manna, responsabile del centro studi dell'Enea - gli Usa sono stati i primi a investire nel solare già negli anni '80, ma poi la politica non ha piu' sostenuto questa strada e adesso gli americani sono indietro anche rispetto alla Cina, oltre che a Spagna e Germania che sono ai massimi livelli. Il potenziale c'é ed è notevolissimo, ma senza investimenti questi rimangono scenari irrealizzabili, anche se la tecnologia adatta già c'é".

Se negli Usa è difficile, per l'Italia sarebbe quasi impossibile raggiungere un obiettivo del genere: "Anche in Italia le possibilità tecnologiche ci sono, e spesso sono anche più avanzate del resto del mondo, come nel caso del solare a concentrazione in cui addirittura vendiamo pezzi alla Spagna - conferma Manna - il problema sono le difficoltà del sistema, dalla farraginosità nell'ottenere le autorizzazioni e la scarsità di installatori degli impianti". Il piano proposto per gli Usa permetterebbe di chiudere 600 centrali elettriche tradizionali, e di abbattere le emissioni del 62%: "Non solo - sottolinea l'esperto - in Usa si fanno già i conti di quanti posti di lavoro e quanta ricchezza possono derivare incentivando le energie rinnovabili. Da noi ancora non ci sono invece le industrie necessarie a sostenere un aumento della domanda di fotovoltaico, rischiamo di dover comprare gli impianti all'estero con un costo enorme sulla bolletta".


L'articolo originale di Scientific American è qui:
http://www.sciam.com/article.cfm?id=a-solar-grand-plan


Siate il primo a commentare quest'articolo
 
domenica 1 giugno, alle ore 15, a San Vito
29-05-2008 23:20

Pagina vista : 101    

Ti aspettiamo domenica 1 giugno, alle ore 15, a San Vito davanti al Turchino, dove si farà' una serenata per il mare contro l'inquinamento petrolifero e il tentativo di colonizzazione dell'Abruzzo da parte delle compagnie petrolifere.

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Si all'energia nucleare
24-05-2008 12:56

Pagina vista : 203    


 
SI ALL'ENERGIA  NUCLEARE!

...ma a quella della più grande, economica, rinnovabile, inesauribile, democratica, libera, pulita, ecologica centrale nucleare che sia mai esistita: IL SOLE!

Commenti (8)
 
Pescara: domenica 18 maggio, alle ore 10
15-05-2008 23:57

Pagina vista : 143    


Domenica 18 maggio - Pescara,
Sala Consiliare del Comune di Pescara, ore 10.00 

TUTTI INSIEME CONTRO IL CENTRO OLI
E CONTRO CHI INSISTE PER FARLO COSTRUIRE A TUTTI I ICOSTI.


CONVEGNO MANIFESTAZIONE
a sostegno della legge regionale che blocca fino al 31 dicembre 2008
la costruzione del famigerato Centro Oli.
 


Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Appuntamento per sabato 10 maggio
09-05-2008 00:11

Pagina vista : 162    


SABATO 10 MAGGIO: SANTORO E TRAVAGLIO A PESCARA


  
Pescara, Piazza Unione (tra Corso Manthoné e Via Marconi) - Auditorium De Cecco - ore 10.00
I due giornalisti riceveranno in Premio "Enzo Biagi". Sarà presente anche il Presidente del Consiglio Regionale Roselli. Un'occasione unica per sensibilizzare giornalisti del calibro di Travaglio e per dire "grazie" a Santoro per la puntata di Annozero sul petrolio in Basilicata.
NOI CI SAREMO!

(Tratto dal blog del Comitato Natura Verde)


Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Senza parole
07-05-2008 23:24

Pagina vista : 145    

Tratto dall'articolo uscito su Prima Da Noi il 7 maggio 2008.
  
   
Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Qualcuno vuol riaprire la questione del centro oli?
29-04-2008 00:29

Pagina vista : 159    



  
  

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"
22-04-2008 00:11

Pagina vista : 152    

Tratto da Repubblica.it

di GIOVANNI VALENTINI

 

<B>Rubbia:

Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli

GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".


(30 marzo 2008)  
Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Manifestazione di sabato 15 marzo a Pescara
16-03-2008 14:37

Pagina vista : 196    



 E' UN ABRUZZO FORMIDABILE !
   

   
E' un Abruzzo formidabile quello sceso in piazza sabato 15 marzo a Pescara, per ribadire ancora una volta il suo NO ai disastri ambientali e alla mala-politica in genere. Trascinato da un movimento composito che ormai non ha più argini. Contagioso, vivace, concreto, efficace nelle azioni e roboante nelle proteste. Stupisce e incoraggia la sua natura composita. Vi fanno parte uomini, donne, anziani, ragazzi, avvocati, commercialisti, contadini, operai, impiegati, imprenditori, commercianti, artigiani, biologi, giornalisti, scienziati, politici, rappresentanti, imprenditori agricoli, chimici, medici, infermieri, sindacalisti, ambientalisti, professori, insegnanti, studenti e chi più ne ha più ne metta. Questo fa riflettere, davvero. Perchè significa che non è una categoria a sentire l'esigenza di protestare, non è un gruppo politico, non è un'associazione. E' un'intera società che manifesta. Scende in piazza e grida il suo NO a questa politica scellerata e sciagurata che 1) non è in grado di indirizzare adeguatamente il nostro sviluppo 2) non sa valorizzare le risorse umane, naturali  e paesaggistiche che abbiamo 3) rischia di comprometterle per sempre e 4) non sa ascoltare i cittadini. Movimenti di tale natura poliedrica, nella storia si sono visti raramente. E quando si sono visti, hanno prodotto sempre grandi mutamenti nelle società. Come succederà da noi.
Ed è anche una risposta a quanti pensavano che la nostra natura pacifica significasse anche sottomissione e assoggettamento. Ebbene, noi abbiamo detto no. Abbiamo gridato il nostro no. E lo abbiamo fatto sentire per centinaia di Km, quanti sono i km2 di estensione della nostra regione. Uno striscione per tutti, "Ortona e Sulmona unite contro i disastri ambientali". E' aria di novità nella nostra regione. E' un Abruzzo che riscopre la sua identità, in piazza. E' un Abruzzo che investe il suo tempo libero, i suoi soldi, le sue energie per una causa comune, che in questo caso è la salvaguardia del nostro territorio dagli "attacchi" scellerati e sciagurati della mala-politica e delle multinazionali. E' un Abruzzo che non si è sentito più rappresentato e difeso da quelli che dovevano farlo e allora ha deciso di scendere in campo direttamente e far sentire la sua voce. E' un Abruzzo nuovo, un Abruzzo diverso da quello che conoscevamo. E' l'Abruzzo che vogliamo.
 

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
15 marzo, Pescara: emergenzAMBIENTEabruzzo
15-03-2008 00:29

Pagina vista : 172    

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Stride il silenzio del comune di Chieti nella vicenda del centro oli di Ortona.
10-03-2008 22:23

Pagina vista : 250    



MA CHIETI DOV'E' ?!


(Questa foto è stata tratta dal sito www.primadanoi.it)
La vicenda del centro oli di Ortona sta segnando una nuova epoca per quanto riguarda la cooperazione e la solidarietà tra le comunità locali vicine, conscie dell'importanza di agire in sinergia per difendersi dalla sopraffazione della politica e delle grandi lobby. Quello a cui stiamo assistendo è una sorta di "class action"  partita dal basso. E' vero che man mano che il comitato Natura Verde, svelava e rendeva di pubblico dominio l'entità dei progetti petroliferi in corso, essi  si rivelavano coinvolgere non solo il territorio ortonese, ma tutta la fascia costiera e il primo entroterra abruzzese, ma è anche vero che la solidarietà da parte dei paesi limitrofi e vicini, si è rivelata già dai primi mesi di azione del comitato. Stride invece il silenzio dell'amministrazione comunale di Chieti. E non si può dire che lo spettro del progetto petrolifero di "vasta area" non coinvolga  anche il capoluogo teatino. Non si può pensare che un eventuale contraccolpo su turismo e immagine della fascia costiera non si ripercuota anche su Chieti. Il centro oli sorgerebbe pur sempre nel territorio teatino e il turista non distinguerebbe Chieti da Ortona e Francavilla.  E allora sarebbe il caso che il Sindaco Ricci, cominciasse a far sentire anche la sua voce e sollecitasse a sua volta la regione per aprire rapidamente una nuova iniziativa politica per porre definitivamente la parola fine su questa scellerata e sciagurata vicenda del centro oli "teatino". Non possiamo credere che i problemi amministrativi quotidiani, distolgano l'attenzione del sindaco da questa importante scelta, crocevia strategico, che potrà rinvigorire per l'Abruzzo l'appellativo di regione "verde" d'Europa qualora si salvaguardasse il nostro territorio dalla spremitura e dalla trivellazione petrolifera o potrà assestare un colpo micidiale e irrimediabile al turismo e alle attività eno-gastronomiche, che ci stanno facendo conoscere in tutta Europa e nel mondo. E allora...

CHIETI DOV'E' ?!

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Trafiletto Gazzetta di Basilicata del 7 marzo 2008
09-03-2008 12:44

Pagina vista : 183    


Una proposta: per Pasqua regaliamo al nostro caro poco informato Sindaco, un abbonamento alla Gazzetta di Basilicata, così si rende conto di cosa ha deliberato la sua maggioranza e che disastro ci stava riservando piazzando un centro oli nel nostro territorio. Per fortuna stavolta, la popolazione se ne è accorta in tempo, ed ora sta impiegando soldi, lavoro ed energie per recuperare il suo errore.

Ad esempio, Venerdì 7 marzo 2008 il nostro caro poco informato Sindaco, avrebbe letto quanto segue...

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Anno Zero proietta un video sul centro oli di Viggiano e scoppia la psicosi in Abruzzo
08-03-2008 13:44

Pagina vista : 243    


   ORA LA GENTE HA PAURA, 
  
E' PSICOSI IN ABRUZZO! 
CLICCA QUI PER GUARDARE I DUE VIDEO DI ANNO ZERO
  
Nella trasmissione Anno Zero del 6 marzo, viene proiettato un video agghiacciante sul centro oli di Viggiano ed ora, dopo che anche il Comitato Natura Verde ne aveva girato uno qualche settimana fa, tutti sanno la verità su quello che si vuole realizzare in Abruzzo. E la gente ha paura. Gli abruzzesi sono allibiti. Dormivamo sonni tranquilli, mentre  un cupo futuro incombeva sulle nostre teste, con l'assenso-consenso dei nostri politici. La popolazione ora è cosciente, di quello che sarebbe potuto avvenire e che potrebbe ancora avvenire se il consiglio regionale e la Giunta di OTTAVIANO DEL TURCO, non prendono immediatamente una iniziativa per porre definitivamente fine ad un progetto di inaudita scellerataggine umana, ambientale, sociale, economica e sanitaria.
Un saluto sentiamo di mandare agli amici di Viggiano e della Basilicata, con l'augurio di riappropriarsi al più presto del loro territorio e del loro futuro strappato.

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
4/3/2008: Intanto uno stop, per
04-03-2008 17:32

Pagina vista : 232    


  


Sebbene sia chiaro come la luce che la sospensione di un anno per tutte le autorizzazioni è finalizzata, da parte dei nostri cari politici, a permettersi una tranquilla campagna elettorale, essa rappresenta anche uno stop all'iter procedurale che altrimenti avrebbe portato alla costruzione immediata o quasi del centro oli. Quindi la giornata di oggi può essere considerata un passo avanti del popolo del NO al centro oli.
Ora però, al di là dell'esigenza di effettuare una VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) che ha giustificato sulla carta, la sospensione delle autorizzazioni, ma che difficilmente potrà avere esito negativo (visto che i possibili escamotage sono infiniti), il passo successivo e necessario per bloccare il progetto è certamente l'istituzione del Parco della Costa Teatina e la Riserva Feudo (che di fatto bloccherebbe definitivamente il progetto ENI). O in alternativa far slittare la VIS ad oltranza e poi fra un anno annullare il progetto o fare una seconda proroga. Altrimenti la giornata di oggi sarà stata un'ingegnosa astuzia della politica CONTRO la popolazione abruzzese. 

E' anche vero che, finora, tutti gli atti ufficiali (autorizzazioni, pareri, delibere, varianti, ecc..) viaggiavano nella direzione che avvicinava l'ENI alla realizzazione dell'impianto, mentre, oggi, per la prima volta, è stato emesso un atto politico ufficiale che comunque "non va" nella direzione dell'ENI, ma è un documento che notifica la presenza di un problema connesso alla realizzazione del centro oli. 

Poi c'è un'altra questione aperta. In Italia, anche in altri paesi ma da noi in maniera eccessiva, non esistono referenti univoci nelle responsabilità. Ossia, per una scelta sono coinvolti molti soggetti, tecnici, istituzionali, politici. E tutti questi soggetti, in genere, preferiscono far fare il primo passo agli altri e poi accodarsi, per non esporsi troppo. Anche sull'iter del centro oli è così. Può anche essere che questa appena percettibile inversione di tendenza, operata dal consiglio regionale, comunque spinga gli altri soggetti a muovere anch'essi passi nella stessa direzione. A partire dal pronunciamento del TAR di domani.

Un'ultima questione è la questione "poltrona". Possiamo anche credere che la maggioranza dei consiglieri regionali non voglia questo centro oli, però essi non vogliono nenche perdere la bella poltroncina che si sono conquistati. Certamente votare l'annullamento del progetto, dopo le dichiarazioni, fin troppo rigide per un bravo politico, di Del Turco, avrebbe creato un serio problema di coerenza politica alla maggioranza. E Del Turco, se avesse avuto un minimo di coerenza, avrebbe dovuto dimettersi e i consiglieri avrebbero perso la cara poltrona. Questa sospensione, forse, salvando capra e cavoli, è stata la strada scelta questa mattina.

In ogni caso c'è da tenere gli occhi ben aperti, perchè il rischio fregatura incombe.


Comunque PENOSA E RIPROVEVOLE è stata la scelta del consiglio regionale di tenere fuori dai cancelli la popolazione abruzzese che si era fatta 100 e più Km per assistere alle importanti decisioni che venivano prese sul proprio territorio.
PENOSA perchè ha dimostrato quanta paura ha la politica di essere osservata e giudicata: chi amministra bene, invece, ne ha tutto l'interesse;
RIPROVEVOLE  perchè un pessimo esempio di democrazia e politica partecipata, tanto sbandierata quanto disattesa. 
UNA CLASSE POLITICA POCO MATURA.. QUELLA ABRUZZESE.

Siate il primo a commentare quest'articolo
 
L'ENI ha bisogno dell'Abruzzo, pi
02-03-2008 12:37

Pagina vista : 204    


Non è bello minacciare una regione di dismettere tutto solo perchè la stessa regione ha posto dei paletti ad ulteriori ampliamenti. In ogni caso, non ascoltate le minacce di smantellamento totale dall'Abruzzo: è un bluff.
Per loro, sarebbe una perdita, attualmente, non sostenibile.
Siate il primo a commentare quest'articolo
 
Mobilitazione generale marted
29-02-2008 19:11

Pagina vista : 213    


Qualsiasi tentativo di rimandare la decisione a dopo martedì, è da intendersi come un sotterfugio. 
La giunta regionale è in bilico... 
Cari amici, è arrivato il momento della mobilitazione generale di tutto il popolo abruzzese contro il centro oli. Se tenete a mantenere in salute le vostre vite e quelle dei vostri figli, martedì dobbiamo riempire il palazzo del Consiglio Regionale, altrimenti nel palazzo potrebbero inventarsi anche qualche escamotage. Noi dobbiamo essere li, tutti, a scrutarli ( CON QUESTI OCCHI ) mentre discutono e votano. (Tenete conto che Martedì a l'Aquila ci saranno anche i pochi sostenitori del SI al Centro Oli)

Dunque, numerosi e "Tolleranza Zero" per i sotterfugi (sempre dietro l'angolo)
L'invito a tutti è, quindi, quello di prendere un giorno di ferie e telefonare ai numeri qui sotto riportati per prenotare un posto su uno dei tanti autobus messi a disposizione dall'amministrazione di Francavilla e dalla Cantina di Tollo. Partiamo tutti alla volta di l'Aquila. Martedì 4 marzo. A difendere il nostro territorio. A scongiurare il cupo futuro che vogliono assestarci. Questa volta, però, dobbiamo esserci tutti. Proprio tutti. Altrimenti vinceranno loro.
Tutti.

 

Telefona allo 0871-96251 o allo 085-4920202

per prenotare il posto negli autobus organizzati allo scopo

(gratuiti)


Siate il primo a commentare quest'articolo